Sempre più diffuse sono in Occidente le discipline orientali per una ricerca olistica dell’esistenza, ma anche (“in soldoni”) per star meglio nella vita di tutti i giorni. Personalmente pratico il Kung Fu (in cinese “duro lavoro” o “lavoro svolto con abilità”) marziale da più di un ventennio, per cui condividerò la mia esperienza da questo punto di vista, dal momento che, dopo tanto tempo, lo si può spiegare meglio (per quanto possibile a parole). Approcciai la disciplina per motivi di salute, ovviamente, causati da un modo poco corretto di affrontare la vita (con scarsa consapevolezza delle relazioni esistenti tra il nostro mondo interno e l’esterno). Intendiamoci bene: ho sempre svolto attività fisica (vari sport sin dall’adolescenza) e addirittura iniziato a praticare lo yoga (autodidatticamente), che m’incuriosì da subito! Ma veniamo al dunque: quali sono i benefici della pratica marziale per chi fa musica/musicologia?*

Oltre alle forme (sequenza preordinata di movimenti eseguita individualmente), l’allenamento prevede due tipi di pratica: lo studio del combattimento a distanza e a contatto, assieme ai propri compagni di Kung Fu. Lo studio a contatto stimola particolarmente le capacità percettive che fuse assieme a quelle di coordinazione visiva-motoria (tipiche dello studio a distanza), dà una formazione pressoché completa per il combattimento reale. Le forme, invece, sviluppano il senso dell’equilibrio, la coordinazione dei movimenti di base, il movimento del proprio corpo nello spazio, rimanendo bilanciati. Queste capacità marziali si conquistano con costanza, disciplina e continuo sforzo, con particolare attenzione alla propria salute dal punto di vista posturale. Per questo motivo, sapientemente, i cinesi abbinano la pratica marziale a quella del Qigong, riguardante prevalentemente il mantenimento della propria salute; anzi, a dire il vero, le due cose sono strettamente correlate, in maniera tale che la corretta pratica marziale debba seguire i precetti del Qigong e quindi della medicina tradizionale cinese. Il termine vuol dire tecnica del respiro o tecnica dello spirito, indicando l’arte di far circolare l’aria nel modo più adatto per raggiungere e mantenere il benessere psicofisico.

Riassumendo, senza entrare troppo nei particolari (che si apprendono meglio facendo), possiamo dire che tutta l’attività di sviluppo della coordinazione motoria e della percezione spazio-temporale dà all’individuo un ottimo supporto per l’elaborazione approfondita della propria dimensione fisica. Inoltre, l’arte marziale favorisce la riconduzione del corpo (così “lavorato”, modificato) ad una migliore efficienza nel proprio operare. Elementi visibili di quest’operatività sono una maggior tempra di mente e spirito, in comunione col corpo (unione degli opposti – Yin e Yang).

In cinese Sifu o Shifu significa “maestro” (nel senso di padronanza dell’arte) oppure “padre” (colui che trasmette o tramanda l’arte alla propria discendenza o “figli”), quindi se, per caso, doveste imbattervi in questo vocabolo sul web associato al mio nome, non preoccupatevi: sono sempre io.

L.O.
*Ovviamente non faccio distinzione tra musica e musicologia perché un bravo musicologo dovrebbe quanto meno conoscere la musica (l’argomento di cui tratta) e, viceversa, un musicista dovrebbe saper ben interpretare quel che suona o scrive con una buona prospettiva storico-critica (prassi esecutiva, intento del compositore in base al contesto storico delle musiche che interpreta, ecc.).

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